Dio in Noi

di Fr. Sup. CM

C’era una volta l’Uomo, l’Umanitá. Non necessariamente l’umanitá aveva la forma fisica che ha tuttora. Per umanitá non intendo quindi specificamente tanti uomini e donne con gambe e braccia e tutto il resto, bensí di esseri che al di lá della FORMA avevano in loro la SOSTANZA, la scintilla divina, ancora inconsapevole, addormentata. 

La scintilla divina é la Coscienza Universale, o Coscienza Cristica, o la Coscienza di Horus: insomma é Dio in noi, noi esseri divini, déi, luci splendenti che possediamo o, meglio, lasciamo scorrere in noi il Tutto. E’ questo che si afferma quando si dice che ha le riposte in sé a tutte le domande: il faro fasciato di nere bende che ne limitano e cancellano la luce. Ma é un faro che la vita, le esperienze, la coscienza che si riscopre, permettono di liberare, piano piano, poco per volta, consumando le bende nere, o meglio erodendo l’egoistica illusione umana.

Perché l’illusione é cosí potente e costa cosí tanto liberarsi di ció che, tutto sommato, non esiste?

L’educazione, il tipo di societá, gli usi e i costumi, le esperienze, la mente reattiva, l’accettazione o il rifiuto, il dolore, il karma personale hanno edificato il nostro modo personale di intendere la realtá. Da tutti questi elementi derivano le nostre convinzioni, la possibilitá – assai limitata – di usufruire del nostro libero arbitrio, e tutte quelle manifestazioni volte ad influenzare e condizionare continuamente, modificandola, la realtá esterna.

Ogni cosa che ci é successa ha avuto un suo ben preciso motivo di accadere e il piú delle volte non riusciamo a trovare le giuste risposte alle molte domande che ci poniamo. Come possiamo dunque capire la realtá che ci circonda?

Quando “colui che cerca”, anche se sbattuto dal turbinio delle illusioni, fa le domande giuste e si pone sinceramente all’ascolto delle risposte, é come se accendesse quella propria fiammella che lo fa risplendere un po’ di piú nel turbine delle sbiadite fiammelle dell’umanitá che dorme. La fiamma richiama l’attenzione del Maestro che si assume il privilegio ma anche la sofferenza (perché partecipa alle lotte dell’anima che tenta di liberarsi) di condurre l’allievo.

L’allievo, che fino ad allora ha interpretato soggettivamente la realtá intorno a lui, e presuntuoso ed egoista era legato alle cose, impara a sciogliersi. Prima dalle cose piú semplici, poi da quelle altre che nemmeno supponeva lo legassero.

E’ il suo cammino verso gli archetipi: e cosí come ognuno e diversamente legato alle proprie illusioni, cosí diversamente pensa e scopre la realtá intima degli archetipi.


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