La Consapevolezza

di Fr. Epan

 

In questa sede esaminiamo il termine ”consapevolezza” inteso come pura coscienza, Atman, il Sè Superiore, ovvero l’Uomo come Anima Universale e non come “bipede implume” o Homo Sapiens.

Qui il termine va considerato nella sua assolutezza e non come limitata “autocoscienza” dell’io, relativa ad un io (Jivatma) come centro del suo personale universo soggettivo.

RAPAHEL su questo argomento dice:

“L’uomo cresce e matura all’illuminazione, mediante successive e definite espansioni di coscienza.

È per mezzo degli sforzi scientifici, educativi, religiosi, spirituali che la Consapevolezza umana è in continua espansione.

L’Autocoscienza che ciascuno ha di se stesso è quella limitata consapevolezza delle proprie sensazioni e dei propri atti.”

 

Dunque una certa coscienza di sè è prerogativa di tutta la famiglia umana, però l’uomo non è ancora cosciente della sua totalità. Questa pur limitata coscienza è però essenziale ed inevitabile perchè si attui il rapporto tra percipiente ed oggetto percepito, così come un dato oggetto di coscienza ‘e indispensabile per stabilire l’effetto Coscienza.

Riassumendo: la Coscienza è sempre UNA, ma lo sperimentatore si identifica ora con gli istinti, ora con le emozioni, ora con le percezioni, ora con le idee.

Insomma, lo sperimentatore tende ad identificarsi non con la Coscienza ma con degli “oggettti di coscienza” e questo purtroppo è l’effetto del non essere ancora capaci di realizzare la nostra totalità, cioe di non saperci determinare come “sintesi”.

Infatti, l’essere umano passa per tre fondamentali “stati di cosicenza”.

1 – Lo stadio dell’uomo primitivo, che è anche lo stadio del bambino.

In questo stadio il conoscitore, la coscienza e l’oggetto di coscienza sono indifferenziati.

2 – Lo stadio o livello rappresentato dalla dualità SOGGETTO-OGGETTO.

In questo secondo stadio, che è quello di questa umanità attuale, almeno per il 99% dei suoi bipedi implumi che la compongono, l’uomo è relativamente cosciente di sè come entità separata, ed è cosciente degli oggetti come esterni a lui.

Ovviamente è pronto a giurare che tutti gli oggetti e quasi tutti gli accadimenti sono esterni a lui.

3 – Lo stadio dell’INCLUSIONE.

Quest’ultimo stadio viene raggiunto solo da quelli che hanno superato lo stadio duale, ossia da quelli che hanno superato l’antagonismo di soggetto-oggetto , di sè-non sè, di intelletto-emozione.

Viene allora a delinearsi questo terzo stadio che definiamo di “inclusione” cioè di “coscienza unitiva”, infatti è proprio la coscienza che include tutto, che include il TUTTO. Si passa dalla percezione alla comunione, il non riconoscersi più come entità separata ma come entità autocosciente includente la totalità, ovvero come unità includente tutti gli stati molteplici dell’Essere.

 

È questo il significato di UOMO UNIVERSALE, cioè del VERO ED UNICO DIO.

“TU SEI QUELLO” ci grida la saggia dottrina Vedanta. “TU, TU UOMO, SEI QUELLO!”, virtualmente, potenzialmente sei quello da sempre e puoi (anzi devi) proclamare con Gesù: “Prima che Abramo fosse, IO ERO... perchè IO SONO!”.

Certo, forse occorreranno ancora moltre reincarnazioni per giungere a questo... ma il tempo non conta.

 

Tornando a quanto dice RAPAHEL:

“Colui che dimora in questa compiutezza, attua già nella sua vita l’Universale, attua l’Uomo Universale, cioè ne realizza in Sè la sintesi, pur senza spogliarsi della propria concretezza”.

Concretezza, ovvero con-creta: l’uomo terrestre ci appare concreto, cioè formato del famoso fango della terra, o “polvere di stelle”, e giustamente Padre Anthony dice: “Il Cosmo stesso è inesistente; l’universo creato null’altro è che una limitata veduta, di menti limitate che impongono limitazioni all’illimitata realtà”.

Raphael continua citando Carpenter (filosofo inglese, 1844-1929):

“La Coscienza è esistenza e la perfetta Coscienza è la perfetta e vera esistenza (SAT-CIT). Quella Coscienza Universale per la quale e nella quale il soggetto si riconosce assolutamente unito all’oggetto è: ESISTENZA ASSOLUTA, ossia ESSERE e COSCIENZA DI ESSERE.”

Quindi, non “cogito ergo sum” bensì “sum ergo cogito”!

CIT, o pura coscienza, o totale consapevolezza, è, secondo il Vedanta, il “sostrato universale” in cui tutte le modificazioni del soggetto e dell’oggetto sono escluse, poichè questa Pura Coscienza, base immutabile, trascende tutte le unità (unità dominiali) che vengono a sorgere successivamente, man mano che la manifestazione si dispiega.

Questo centro immobile che confersice senso e valore a tutte le espressioni della manifestazione è “CIT”, cioè COSCIENZA SENZA CONTENUTO, ossia la vera natura della Realtà = Verità.

È necessario sottolineare quando Raphael dice che “questo sostrato immutabile trascende tutte le sotto-unità, cioè tutti i domini secondari che vengono a sorgere successivamente nella manifestazione; dal Caos al Cosmo”.

Ebbene i Neo Gnostici di Princeton (cfr. “La gnose de Princeton”, P. Ruyer, Paris 1978) chiamano queste sub-unità: “le unità dominiali”; tutte “equalmente intelligenti”, da quella subatomica alle molecolari, dalle viventi monocellulari ai grandi primati, fino all’uomo, tutte disposte gerarchicamente in una scala di domini totalizzanti e inglobanti sotto-domini a loro volta gerarchicamente disposti fino... all’infinito!

Questi nuovi fisici (spiritualisti) considerano il cosmo intero non più un oceano di materia, ma un oceano di coscienza, e considerano il mondo oggettivo come il rovescio di un diritto cosciente soggettivo, fatto di “domini autopossedentesi”, ovvero “autoconoscentesi”, i quali si auto-riconoscono anche nei loro dettagli (cioè nei loro domini subordinati) per cui (almeno virtualmente) tutti questi “domini” possono dire” “IO”.

Questa nuova gnosi di Princeton afferma anche:

“L’universo (il Macrocosmo) e il Microcosmo (cioè l’essere umano), non consistono di atomi di materia, ma di forme coscienti di se stesse e delle informazioni che esse si scambiano.”

Appare ovvio che queste “informazioni” qui considerate come “entelechie” sono dell’ordine di quelle che la scienza materialista “ortodossa” chiama gravità, elettromagnetismo, interazione forte, interazione debole, e certamente anche quelle interazioni ancora poco considerate quali la telepatia e la psicocinesi.

Con questo, la nuova gnosi ha scoperto finalmente quello che il Vedanta afferma da dieci millenni e cioè che vi è una sola intelligenza, quella della Vita, che è Una, Unica e Neghentropica ed è soltanto la gerarchia dei Domini (oggi si potrebbe dire delle competenze, o delle dimensioni) che ci fa apparire più grande l’intelligenza di un uomo vivente di quella di un atomo o di un fotone, laddove invece è esattamente il contrario.

Questo è perfettamente coerente – pur se espresso con un linguaggio diverso – con la fisica esoterica relativamente ai concetti di attrattore, intelligenza, universo olografico, forme, direzione di complessità e libero arbitrio.

 

Nel suo “Rivoluzione Interiore”, OSHO spiega:

“La Consapevolezza non è una parola, è una atto esistenziale. La consapevolezza non è la mente, non è la mente conscia che è solo un frammento della parte ben più grande che è l’Inconscio.

Quando diciamo che siamo consci è perchè siamo consci di qualche cosa; invece la consapevolezza è... consapevolezza di Nulla; è coscia, ma conscia di non-oggetti.

Un esempio chiarirà: noi non vediamo mai la luce. Vediamo solo oggetti illuminati, cioè oggetti che ci riflettono la luce; vediamo solo oggetti colpiti dalla luce, ma mai la luce... così, allo stesso modo, non conosciamo mai la consapevolezza, cioè conosciamo soltanto una consapevolezza che è oggettiva (come consapevolezza di oggetti)... invece quella di cui io vi parlo, quella che è un atto esistenziale, è Assoluta Consapevolezza, consapevolezza intesa come luce, non come oggetti illuminati... ecco perchè è PURA ed INFINITA... non ha nessun oggetto in essa, nulla può renderla impura (parziale). Essa È, qui e ora, continuamente. Se voi non ne farete invece un oggetto lontano, un oggetto da essere raggiunto, se davvero poteste diventare consapevoli di questo... l’esplosione può succedere.”

Si potrebbe anche dire che il SATORI ZEN, o la MUKTI VEDANTA, ciòe l’identificazione suprema, può succedere...

“Impara dunque  “ – continua OSHO – “ad essere consapevole di tutto il processo mentale, di come la tua mente funzioni, nel momento stesso in cui tu diventi consapevole del funzionamento della tua mente... non sei più la mente, sei qualcosa di staccato, di straniero: sei il testimone.”

Quindi dice che la consapevolezza, ossia tendere alla “mente testimoniante”, è il sentiero verso il REALE, ma intanto devi diventare almeno consapevole della tua consapevolezza.

OSHO ci ricorda anche che “l’uomo consapevole è totalmente sensibile, ma non sentimentale. La differenza è grande: il sentimento ed il sentimentalismo appartengono alla mente, non alla sensibilità.”

Quindi la sensibilità non fa parte della mente!

Quando ci identifichiamo con la Buddhi, la Mente Superiore,  non siamo più la mente concreta (Manas). Nella finale identificazione col Sè, trascendiamo dunque l’intelletto che è solo un sottile strumento, un vibrante veicolo, del Sè.

 

KRISHNAMURTI , sulla consapevolezza, dice:

“Consapevolezza significa essere sensibili alle cose, essere sensibili alla Natura, essere sensibili alle persone, alle idee, ma essa Consapevolezza non è costituita da tanti processi separati; essa è un solo unitario processo.

La Consapevolezza è osservazione senza condanna, cioè pura consapevolezza di ciò che È.

La Consapevolezza è uno stato nel quale nasce la Verità, perchè la Consapevolezza è la fine dell’IO!

Quella che voi chiamate Coscienza è invece il CAMPO TOTALE in cui esistono e in cui si esplicano e si dispiegano le funzioni del pensiero, tutte le motivazioni, tutti i rapporti (interazioni), tutte le intenzioni.

Tutti i desideri, i piaceri, le paure, le brame, le speranze, i dolori e le gioie si trovano e si provano in questo campo totale, che voi erroneamente chiamate Coscienza.

È soltanto quando diverrete consapevoli di tutti questi vostri condizionamenti che comprenderete l’intera vostra VERA COSCIENZA.”

Dalla quale scaturisce, potremmo aggiungere noi thelemiti, la VERA VOLONTÀ, ovvero THELEMA, la volontà/missione/orbita della nostra vera natura.

Prosegue Krishnamurti:

È però estremamente difficile essere consapevoli della nostra sordidezza, della nostra avidità, della nostra cattiva volontà, della nostra ambizione.

Eppure è proprio il fatto stesso di essere consapevoli di ciò che si è, di ciò che siamo che è già la VERITÀ, è la Verità che ci fa liberi.

Sì, perchè è la Verità che ci libera e non il nostro  sforzo per liberarci.

È cosa buona sapere che introspezione e consapevolezza sono due cose del tutto diverse; anzi sovente l’introspezione può condurre alla frustrazione ed a un ulteriore conflitto, perchè in essa è implicito il desiderio di mutamento; invece la Consapevolezza è una condizione nella quale non vi è mai giudizio e non vi è giustificazione e pertanto vi è vero intendimento.

Sovente l’introspezione è una forma di espansione dell’io che non conduce alla verità, ma diventa un processo di chiusura ad essa, cioè l’introspezione diventa esaltazione dell’io, invece la Consapevolezza è la fine dell’io.”

Osho, infatti, diceva: “Scegli un Maestro che non ti dia disciplina, ma consapevolezza”.

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